sabato 28 aprile 2007

Il senso della vita?


Dopo secoli riprendo questo blog senza avventori con un post religioso. Deriva da una lettera - lunghissima, scritta a mano - di un ex studente caduto in depressione e che conserva un ricordo mitizzato del suo vecchio prof. Una lettera che mi pone domande inquiete: crede in dio? nel libero arbitrio? che senso ha la vita? ha paura della morte?...


Ho risposto al mio ex studente, che ricordo a fatica. E mi chiedo se ho fatto bene.
Carissimo C.:

nel ricordo gli alunni rimangono ragazzi e la tua lettera da uomo mi spiazza un poco.

È facile apparire mitici agli occhi di un adolescente in cerca di certezze, più difficile un dialogo alla pari.

Mi fai delle domande. E che domande!

Io posso talvolta spacciarmi per un esperto di letteratura o di tecnologie educative (il mio nuovo campo di ricerca), ma non posso certo vendermi come un esperto di vita.

L’unica verità che posseggo è la convinzione che non esistono verità.
La realtà è quella che costruiamo noi, con i nostri occhiali culturali.

Le mie risposte, dunque, sono banali.

Non credo in dio.
Noi siamo la risultanza di una chimica casualità. E come l’elefante ha sviluppato la proboscide, e la tartaruga il carapace, noi abbiamo sviluppato l’intelligenza: la nostra fede e la nostra condanna.

L’intelligenza talvolta ci amplifica il piacere, più spesso ci amplifica il dolore.

Si nasce, si vive, si muore.
È tutto!

La nostra vita – nella sua nuda essenza - non è molto diversa da quella del criceto o del lombrico.
Solo che noi ci interroghiamo. Spesso invano.

Il senso della vita è la vita stessa.
Viviamo come vive il gatto, o il ragno o la lattuga.

Si mangia, si beve, si dorme, si fa l’amore, ci si ripara dal troppo caldo (così proviamo un po’ di piacere dalla frescura), ci si ripara dal troppo freddo (così proviamo un po’ di piacere dal tepore di un piumone)…

Solo una cosa ci dà pensiero: il pensiero stesso. E a forza di pensare si pensa di essere ammalati. Perché non riusciamo a dare un senso al tempo (anche il tempo è una nostra insana proiezione), perché non riusciamo a capire il perché.

La mia filosofia di vita?
Ora, dopo decenni passati a guadare paludi perniciose (la religione, il comunismo, l’esistenzialismo…), ho semplicemente smesso di interrogarmi. Niente domande. Niente paura di risposte.

Si nasce, si vive, si muore.
È tutto!

Ma visto che abbiamo inventato una roba come il tempo, mi affanno per riempirlo. Più lo riempio, e meno tempo mi resta per pensare.

Il vuoto è ciò che fa paura.

Anch’io, come tutte le persone intelligenti, cado spesso in depressione. L’accidia, la chiamava il buon Petrarca. Lo spleen lo chiamava il buon Baudelaire.

Ma appena cado, fuggo.
Appena ho un po’ di vuoto, lo riempio.
I figli, la famiglia, il lavoro, i debiti… Tutto vale, per non sostare.

Non cerco più risposte. E mi accontento di vivere alla giornata.
Ed una giornata è salva quando ho dato un po’ di cibo al corpo, un po’ di cibo alla mente, ed un po’ di cibo all’anima (che, comunque, non c’è).

Per nutrire il corpo? Corro, vado in bicicletta, nuoto fino allo stremo.
Per nutrire la mente? Conoscere, studiare, imparare, insegnare qualcosa di nuovo. Senza grandi fini. Senza grandi scopi. Solo per il piacere intellettuale. Solo per ingannare il tempo.
Per nutrire l’anima? Il frammento di un libro, qualche verso, un quadro, un fiore, la luna, un buon bicchiere di Brunello, o un pranzo cucinato ad arte per i miei cuccioli…

Una filosofia minimale, lo so.
Una delusione per chi come te s’interroga ancora sui grandi misteri, lo so.
Ma è così. Lo so. Ora lo so.

Li guardo ancora, tutti quei tomi di profondi pensatori che gravano seriosi sugli scaffali qua di fianco. Li guardo, e non invidio più i loro autori. Tanto tempo passato ad inventarsi domande per giustificare le invenzioni di risposte!

Ti deluderò ancora. Perché il mio sguardo, svolazzando sui libri polverosi della mia modesta biblioteca, s’è incespicato su un libercolo leggero, femmineo e vacuo nella sua apparente inconsistenza. È il manifesto possibile della mia attuale aspirazione:

Philippe Delerm, La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita, Frassinelli.

No, non invidiarmi troppo! Non riesco ad essere sempre così superficiale e leggero. Quasi quotidianamente il morso dell’angoscia esistenziale m’attanaglia. Come l’accidia ed il timore d’essere inadeguato.

Ma poi raccatto, quasi per caso, un po’ di cibo per la mente o per lo spirito. E quando il troppo vuoto o il troppo pieno stanno per affogarmi, scappo… Corro in piscina, e nuoto… nuoto… nuoto… Per ricordare al corpo che siamo corpo, prima che mente o anima.

Per ricordare al corpo che forse non siamo molto più che corpo.
buona vita

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Aggiungo un commento di una blogger di passaggio:

Carissimo Agati, ti ringrazio della tua presenza sul mio blog. Ho letto attentamente la risposta al tuo alunno che, in un momento difficile, si è ricordato di te. Non è poco. Significa che gli hai lasciato qualcosa che non è andato perso. Nel rispondergli hai descritto con efficacia il difficile mestiere di vivere, ma mentre leggevo non potevo fare a meno di pensare che la tua filosofia minimale non è altro che un progetto di felicità perchè fino a quando si hanno degli affetti, un libro da leggere, una bicicletta su cui correre, dei cuccioli da accudire e un quadro da ammirare beh ce n'è abbastanza per godere di qualche gioia, anche semplice e di nessuna pretesa ma può essere tanto. Certo, l'assenza di Dio può pesare, sono credente anche se non praticante, e anche quando lo spleen , come tu dici, mi attanaglia c'è una luce che mi rischiara. AverLo non è poca cosa.Mi dà la forza di risollevarmi. Grazie per l'intervento nel mio blog. In bocca al lupo. conci

3 commenti:

*°*Ary*°* ha detto...

carisimo prof io sono d'accordo con lei..non bisogna interrogarsi continuamente con domande a cui non sappiamo rispondere perchè comunque perdiamo solo tempo, quel tempo prezioso che deve essere riempito di fatti e non di interrogativi che fermano il nostro percorso, come dice lei non bisogna più chiedersi nulla perchè si nasce si vive e si muore ma secondo me inoltre lo scopo è quello di godersi quel tempo per noi e per lasciare anche qualcosa a chi ci sta intorno, anche un semplice ricordo di noi...di quello che siamo stati.
sua alunna: arianna brandoli
ps. ora scriverò anche un post nel blog perchè su questo argomento comunque c'è tanto da dire.

Mery ha detto...

salve prof, ha proprio ragione...passiamo la nostra vita a farci domande...non ci rendiamo conto che quello che conta è vivere la vita così come viene, senza fermarsi a chiedersi il perchè è successo...mi è capitato, di trovarmi davanti a domande a cui non riesco a dare una risposta...ma mi arrendo ad esse...e continuo a vivere la mia vita...così come lei si presenta a me...lasciando da parte quelle piccole incognite che rimarranno sempre nella mia testa...ma infondo se dovessimo rispondere a tutte quelle domande, cosa ci resterebbe da vivere?!?!
marianna perricone

Anonimo ha detto...

Carissimo prof... Più che un commento,il mio,sembrerebbe di più una risposta al suo intervento...
Comunque... Io credo che ci siano situazioni,momenti,domande alle quali si vorrebbe dare una risposta e tanto altro,incomprensibili nella vita... Per cui ogni tentativo di riuscire a capire un pò di più è vano... Credo anche che un piccolo segreto per cercare di arrivare ad essere soddisfatti della propria vita,sia cercare di tovare un senso ad ogni minima cosa che si fa. Non lasciare che nulla accada per caso.
A volte mi rendo conto che può sembrare difficile, ma allo stesso tempo, può aiutarci a capire molte cose e dargli il senso che meritano.
Credo anche, come lei, che più si pensa e più ci si pone determinati interrogativi e più si rischia di non trovare le risposte che si vorrebbero trovare... Di conseguenza si finisce per essere infelici.
Sono convinta che chi si fa meno problemi,chi si pone meno quesiti esistenziali, sia più felice e spensiarato,rispetto magari a quel soggetto che non si accontenta dell'apparenza,quello che vuole andare al di là delle cose e capire il perchè...
Personalmente non credo in dio neanche io... Come non credo in niente che non si possa toccare con mano. Non vedo,non credo. Non accuso assolutamente chi ci crede,intendiamoci,ma penso che sia solo un prestesto che possa aiutare le persone ad andare avanti con più speranza e che le aiuti ad essere un pochino più felici della propria vita e di ciò che ci sta attorno...
Ecco qui quello che penso... Semplicemente la mia opinione.
Complimenti davvero per questo intervento!!!!!!
Mancano esattamente 4giorni alla fine della scuola...
Tante belle cose... Passi una buona estate... Arrivederci al prossimo anno...Dalla regia è tutto, linea allo studio.
Serena Grimaldi