è pasqua
mi sono svegliato presto. e brancolando come un bradipo assopito ho spalancato la finestra. sole e profumo di primavera. e desiderio di un backup di antiche pasquette. prima che la dipartita di milioni di neuroni cassino indelebilmente altri settori di memoria.
la vecchia cinquecento blu con la portiera controvento tossicchiava allegramente per 100 e + chilometri. era un viaggio impegnativo e papà vi programmava 2 soste rituali per il caffè, la pisciatina e l'apertura scaramantica del cofano per raffreddare il motore.
arrivavamo dalla nonna ancora in tempo per la prima colazione. con il caffè d'orzo e qualche fetta di salame chiaro che si scioglieva sulla polenta abbrustolita. gli uomini finivano il pasto con un bicchiere di chiaretto.
la pasqua scorreva liscia fra corse e grida e e chiacchiericci con parenti e amici. poi si mettevano a cuocere le uova con l'erba, le rape rosse e non so cos'altro per colorarle di verde, rosso e giallo.
il lunedì, dopo aver munto, rifatto il letto alle mucche e sfamato i porci, tutta la famiglia e tutte le famiglie del villaggio partivano per il colle.
c'era sempre il sole. e la valle rifioriva di coperte fatte a mano, e di ceste casalinghe, e di salsicce che sudavano grasso su fiamme improvvisate.
noi ragazzini giocavamo a calcio in canottiera sbirciando le ragazze dai lunghi capelli che giocavano a fare le grandi.
l'erba era alta e l'aria densa di promesse. le prime rondini sfioravano i nostri imberbi desideri. ed il tramonto calava sempre troppo in fretta.
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